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I TAVERNICOLI

I "tavernicoli" sono una specie umana nota sin dai tempi più remoti. I primi insediamenti risalgono a circa 15000 anni fa ed esistono ancora oggi.

Uno dei ritrovamenti più importanti, avvenuto recentemente a Torino dove oggi si trova Via Castelnuovo, ha permesso di ricostruire le abitudini di Giotzi, un "Taverniculus bunettivorus Insatiabilis", risalente all'Era Pre-idraulica, detta anche Età del Tubo.
Dagli esami effettuati sui residui di cibo ingerito da Giotzi nelle ultime 24 ore, si sono trovate tracce di scamorza affumicata, melanzane (probabilmente contenute nella pasta alla Norma), cioccolato misto ad amaretto (il Bonet, vedere "l'installazione moderna" dal titolo "Fuori dal tunnel" della foto), uve sarde lavorate e fermentate (Cannonau), e alcuni residui di farina (grissini rubatà e Carasau).

bonet tavernicolo

Ma veniamo all'aspetto più importante del tavernicolo: la ricerca spasmodica di una taverna ovunque si trovi.
In questo momento aleggia nell'aria "L'aria sulla quarta corda di Bach".
Il tavernicolo ama le sedie di paglia o di legno scuro ed i tavoli massicci, osserva da fuori quante persone sono sedute all'interno e se ci sono altri tavernicoli. Il tavernicolo scruta i piatti della lista fuori dal locale: devono essere pochi, semplici, caserecci, italiani, tradizionali e regionali, con prezzi ragionevoli, non troppo bassi e non troppo esosi.
Il tavernicolo, ancora oggi una specie tutt'altro che estinta, entra le prime volte con circospezione e diffidenza, osserva ogni particolare alla ricerca di segni lasciati dalle tribù precedenti, presta attenzione all'atmosfera che dovrebbe farlo sentire "a casa e fuori casa"; superata questa prima fase, il tavernicolo accenna un dialogo con il ristoratore, moglie o compagna, genitori, soci, aiutanti, senza invadenza, tentando con educazione e rispetto di stabilire un contatto.
Il tavernicolo si ciba di alimenti crudi e lavorati, salami, salsicce, formaggi preferibilmente a media ed alta stagionatura, ama la venature verdognole e le croste più scure che spesso non avanzano nel piatto. A seguire, le portate calde devono essere fumanti, il piatto ustionante; è consentito e consigliato fare "la scarpetta".
Ma veniamo all'aspetto più sociale del Taverniculus, un essere vivente che è riuscito a mantenere inalterate le proprie consuetudini ed i propri comportamenti per migliaia di anni.
Il Tavernicolo ama incontrare altri tavernicoli con cui condividere le gioie della tavola ed i doni di Bacco. Tra gli argomenti di conversazione preferiti si possono distinguere:
- racconti epici di pranzi e cene
- indirizzi di altre taverne lontane da quella in cui ci si trova
- racconti di gite in montagna terminate in qualche rifugio con le gambe sotto alla tavola
- viaggi in località non convenzionali e/o fuori stagione
Con il trascorrere del tempo, la conversazione tende a convergere su:
- canti e barzellette dialettali

- ricordi lontani, personaggi e situazioni anche esterni al mondo tavernicolo
- progetti futuri

Sono meno frequenti dialoghi relativi a lavoro, politica, tasse, malattie e disgrazie in genere: si deduce quindi che il tavernicolo sia tendenzialmente pacifico ed ami le gioie della vita.

Nelle taverne si possono talvolta incontrare simpatici maghi prestigiatori che allietano l'atmosfera con giochi di carte, mentalismo, e sparizioni.

Il tavernicolo è ancora considerato oggi un neologismo, nonostante le radicate origine qui descritte.

Il tavernicolo torna spesso nella taverna di origine, per incontrare altri tavernicoli, senza la necessità di fissare appuntamenti vincolanti, nella massima libertà. In questo contesto, compatibilmente con il proprio lavoro, il gestore dialoga piacevolmente con i tavernicoli, contribuendo attivamente a creare quell'atmosfera che contraddistingue la taverna da altri luoghi nei quali i tavernicoli si sentono come una fetta di salame caduta dal piatto.

Nelle illustrazioni seguenti, taglieri di ieri e di oggi.